Da labsus.org
Venerdì 19 novembre il progetto Rock your school è stato presentato ai ragazzi dell’Itis Einstein. Sono stati invitati a partecipare, in rappresentanza di circa 500 studenti, i 48 rappresentanti di classe (due per ognuna delle 24 coinvolte) e i quattro rappresentanti di istituto. Hanno preso parte all’incontro il dirigente scolastico, Antonio Schietroma, e le docenti Pellegrini, Peretti e Marrocco. Per Labsus c’erano invece il presidente Gregorio Arena, che ha parlato agli e con gli studenti del progetto e del suo significato più generale, Christian Iaione e Fabrizio Spano.
La Provincia – ha spiegato il presidente di Labsus, Gregorio Arena – impiega circa la metà del bilancio destinato alle 300 scuole di sua competenza per rimediare ai danni materiali provocati dagli studenti. Il progetto Scuola di manutenzione civica è un “esperimento” che vuole dimostrare come sia possibile ribaltare la situazione, accompagnare gli studenti in un percorso che li porti a essere, da problema, soluzione. E, in una dimensione più ampia, dimostrare che l’Italia ha una risorsa nei suoi cittadini se si creano le condizioni per renderli parte attiva della società, capaci di prendersi cura dei beni comuni.
Per rispondere alle domande di alcuni studenti sulle modalità di svolgimento del progetto è intervenuto il preside Schietroma. La professoressa Pellegrini – ha spiegato il dirigente scolastico – ha ricevuto molte adesioni da parte dei docenti per inserire parti del progetto, soprattutto quelle teoriche, all’interno delle attività curriculari. Altre cose, le realizzazioni pratiche, possono invece essere fatte nel pomeriggio, se ce ne sono le condizioni, come attività extra-curriculari. Il preside ha sottolineato l’importanza formativa di queste ultime: possono essere un coronamento dei percorsi didattici, potrebbero diventare tesine sperimentali da portare all’esame di Stato. Sarebbe anche importante – ha sottolineatoSchietroma – il coinvolgimento dei genitori, i quali potrebbero mettere a disposizione le proprie competenze.
La professoressa Brunella Pellegrini ha poi illustrato più dettagliatamente alcuni degli interventi ipotizzati nel piano operativo. A titolo di esempio la professoressa ha parlato della misurazione dell’inquinamento indoor, accompagnata dalle opportune ricerche teoriche su cos’è e come si combatte (di questo dovrebbero occuparsi le III classi); dell’audit energetico dell’istituto, per il quale è stata chiesta la consulenza di esperti della Provincia e della messa a punto di un impianto di circolazione forzata a energia solare per il riscaldamento dell’acqua delle docce della palestra (questi interventi dovrebbero essere destinati alle IV classi); della creazione di un sistema di acquisizione a distanza dei dati di una serra, che se ci fossero le condizioni potrebbe essere creata durante le ore pomeridiane, e di un sistema di controllo remoto di un cancello del complesso scolastico (attività destinate alle V classi). I ragazzi più piccoli – ha proposto Pellegrini – potrebbero occuparsi di cose più semplici come ricerche sull’acqua, i controlli anti-sprechi per rubinetti e interruttori ecc.
Ai dubbi di uno studente sul perché dovrebbe impegnarsi in attività come lo spegnimento delle luci o la chiusura dei rubinetti a fine giornata (“Non dovrebbero farlo le bidelle?”), ha rispostoSchietroma: il punto è che bisogna cambiare atteggiamento rispetto a certi problemi che ci riguardano tutti, acquisire consapevolezza e sensibilità. Non si tratta – ha aggiunto Arena – di arrangiarsi per rimediare alle inadempienze delle istituzioni ma di costruire un nuovo modo di essere cittadini. In questo senso il progetto Scuola di manutenzione civica non va interpretato come una risposta ai tagli all’istruzione, ma come la dimostrazione che tante piccole cose fatte dai cittadini, tutte insieme, possono fare la differenza.